articolo dell’Avvenire

il mulino di Monica
 «Riprenderò a macinare il grano come hanno fatto i miei per 4 secoli»

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 DALL’AQUILA


 ALESSIA GUERRIERI

 «
ai con fiducia nella di­rezione dei tuoi so­gni », ha detto qualcu­no. E si cammina a fatica, ta­gliando i campi, per la pic­cola strada bianca che porta al mulino di San Gregorio, fra le buche aperte dalle piogge invernali. Eppure la vegeta­zione in pochi mesi ha av­volto, quasi a proteggerlo, il macinatoio ad acqua di que­sta piccola frazione dell’A­quila. Un sole freddo e il len­to scorrere del torrente riem­piono
le lunghe pause di Mo­nica mentre fissa, muta, quel che resta della sua casa e del mulino di famiglia. C’è silen­zio qui, il fiume scorre liscio senza più spingere le pale della ruota orizzontale. Que­sta ragazza, timida ma deter­minata, non ascolta ormai da mesi il rumore, dolce, che le ha fatto compagnia per tutta l’infanzia. E tuttavia lei l’ha promesso a se stessa – poche settimane dopo il terremoto – quando è tornata in paese: «Questo mulino avrà ancora vita. Tornerà a produrre fari­na e diventerà una fattoria di­dattica e un ecomuseo per non mandare in soffitta i me­stieri della vita contadina».
  La voce di Monica Pezzopa­ne è tranquilla e netta, no­nostante i suoi ventisette an­ni: «Il mulino è in funzione dalla metà del ’400 – raccon­ta – l’unico ancora con la ma­cina in pietra e gli arnesi in legno costruiti da mio nonno e da mio padre». Fa una pau­sa. Un solo istante, poi ri­prende: «C’è tutta la mia sto­ria qui e quella della mia fa­miglia. Ci sono nata, cresciu­ta e stavo per rimanerci sep­pellita il 6 aprile. Non per­metterò che finisca tutto per un terremoto». Questo ulti­mo pezzo di storia contadina ha oltre cinquecento anni, ma soprattutto è da sempre nei ricordi di Monica. Lei vi­veva nella piccola casa ac­canto al mulino, che con mil­le sacrifici aveva permesso alla sua famiglia di nascere e andare avanti producendo farine. Monica ricorda con nostalgia quando guardava
lavorare il papà, quando i bambini venivano la dome­nica a veder macinare il gra­no e quando il mulino di­ventava il luogo di ritrovo dei contadini dopo lunghe gior­nate nei campi. Il sisma le ha portato via entrambi i geni­tori e tutto questo. È rimasta ore incastrata sotto una tra­ve, ha gridato a lungo, urlan­do anche per capire la sorte di mamma Domenica e papà Tomassino, benché quel loro silenzio prolungato sem­brasse un destino già scritto. Si è salvata, Monica. Le feri­te al corpo si stanno pian pia­no rimarginando e adesso non vuole abbandonare il posto dove è cresciuta, a­scoltando, sommesso, il ru­more dell’acqua che muove­va la grande ruota al lavoro.
  Non si arresa quella notte mentre aspettava i soccorsi e non lo farà neanche adesso, per costruire il sogno di far rivivere questo angolo di pa­radiso. Sogno che è diventa­to quello dell’intera comu­nità di San Gregorio: trecen­to anime in mezzo alla cam­pagna. E in fondo la storia si ripete. Nel terremoto del 1703 il mulino venne distrut­to e allora ci vollero 100 anni per farlo ripartire: la targa proprio sopra il portone d’in­gresso ricordava ancora il be­nefattore che qui volle inve­stire tutti i suoi averi. Quel pezzo di pietra inciso è usci­to indenne dalla macerie, co­sì come la macina e per Mo­nica non è un caso.
  Per ricominciare servono 500mila euro. I Beni Cultura­li, pur avendo riconosciuto il carattere storico del mulino, lo hanno soltanto messo in sicurezza: «Hanno altre prio­rità, dicono, dovrò aspettare decenni», spiega la ragazza. Così questa temeraria a­bruzzese ha bussato a mille porte, ha aperto un blog per raccogliere donazioni aiuta­ta da un giovane architetto che sta lavorando al proget­to di restauro. Ne sono arri­vate già tante, anche dall’e­stero, e molti volontari han­no dato la loro disponibilità a passare l’estate al lavoro qui, ma non basta. Serve al­tra generosità. E Monica non si scoraggia: «Non ho inten­zione di subire gli eventi e il loro corso. Voglio muovermi per cambiarlo. Ho un allog­gio nel villaggio Map del pae­se, un lavoro modesto e una laurea da prendere in psico­logia, ma andrò avanti sul mulino». Mentre lei mette in piedi il suo sogno, lotta, spe­ra, quel suo blog si riempie di poesie. E qualcuno le ha scritto le parole di Henry Thoreau: « Vai con fiducia nella direzione dei tuoi so­gni
».

 Alle porte dell’Aquila tutta la comunità sostiene lo sforzo di una ragazza di 27 anni «Voglio far ripartire il macinatoio per i miei genitori, morti sotto la macerie»

 


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articolo dell’Avvenireultima modifica: 2010-03-07T13:40:00+00:00da archpaolopaone
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2 pensieri su “articolo dell’Avvenire

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